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Toni Piccolotto

Galleria del TEATRO ACCADEMICO, Castelfranco Veneto

 31 ottobre - 28 novembre 2010

   TONI PICCOLOTTO. VITA, COLORI, EMOZIONI.

L'ANTOLOGICA, 40 ANNI DOPO

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Toni Piccolotto - Vita, colori, emozioni è la mostra con la quale l'Amministrazione Comunale di Castelfranco Veneto dà inizio ad un ciclo espositivo che vorrà approfondire varie realtà dell'arte veneta antica, moderna e contemporanea, ponendo particolare attenzione alla pittura dell'Ottocento e del Novecento, pur senza trascurare altri generi espressivi come l'incisione e la fotografia. Questa iniziativa espositiva dà inizio anche alla pubblicazione di una collana editoriale che prenderà la forma di veri e propri “Quaderni del Teatro Accademico”, così da poter dare una continuità di linea uniforme e identificativa alle manifestazioni allestite. 

La scelta di dedicare la prima mostra di questa serie al pittore lentianese Toni Piccolotto, nasce dalla ricorrenza dei quarant'anni della sua morte ed è stata resa possibile grazie alla preziosa disponibilità, integrata da quella di altri generosi prestatori, dei figli dell'artista, uno dei quali cittadino di Castelfranco da oramai diversi decenni. Negli spazi espositivi del Teatro Accademico, saranno esposte quasi un centinaio di opere che abbracceranno l'intera attività artistica del pittore. Alcune delle prime opere realizzate, infatti, ci mostrano il giovane Piccolotto che, a cavallo tra il primo e il secondo decennio del secolo scorso, prende le prime importanti lezioni da Luigi Cima, all'epoca certo il più importante pittore attivo nel territorio bellunese. Passato poi a Venezia, dove frequenta le sale della cittadina Accademia di Belle Arti e poi il “cenacolo” dei pittori legati a Palazzo Carminati, con molti dei quali instaurerà un lunga e sincera amicizia, sperimenta e sviluppa un lessico figurativo nel quale si scorge una predilezione nei confronti degli “storici” pittori di Ca' Pesaro, senza però trascurare gli stimoli di carattere impressionistico portati in Laguna da un Semeghini, ad esempio, e senza mancare di farsi stimolare delle nuove tendenze figurative che iniziavano con sempre più insistenza ad essere presentate alla Biennale. Le opere della seconda metà degli anni Venti e di buona parte del decennio successivo, lo vedono impegnato a rielaborare stilemi compositivi e soluzioni cromatiche che sanno di Ritorno all'Ordine e di Novecento sarfattiano. Modellate su un marcato plasticismo e su di una robusta volumetria delle forme, talune raffigurazioni non si mostrano immuni nemmeno da velate suggestioni di un Realismo magico vagamente metafisico. Dopo un soggiorno di qualche mese in Argentina, dove riscuote un buon successo in una personale allestita a Buenos Aires, al suo rientro in Italia decide di stabilirsi definitivamente nelle sue alture della Val Belluna. Ha inizio così, sin da questi anni, un dialogo intimo e profondo con la natura circostante, conosciuta e frequentata attraverso lunghe, quotidiane camminate e scalate, che gli permette di trasmettere ai suoi dipinti una valenza emotiva partecipata e coinvolgente: anche con le temperature più rigide, egli esce, cammina per ore alla ricerca non tanto del punto “panoramico” suggestivo e oleografico, bensì di una sintonia esistenziale e umana con l'ambiente che tanto ama, per poi aprire il cavalletto, sistemarvi la tela o il cartone, prender in mano pennelli e tavolozza e, finalmente, dipingere. Il clima di maggior serenità portato, seppur lentamente, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si riflette inevitabilmente anche nella sua arte, che si fa piena di un senso di vita dove, al rigore costruttivo degli anni precedenti, si sostituisce adesso una più aperta e dichiarata autonomia cromatica. Nel suo percorso artistico, si fanno rilevanti, per non dire determinanti, le suggestioni tratte, direttamente o indirettamente, dalla pittura dell'Impressionismo, che assesta la sua concezione compositiva e il suo ductus pittorico nella direzione di una pittura sempre più praticata all'aria aperta e sempre più ricca di felici rimescolii del colore. Nei decenni successivi, i suoi dipinti vibrano ancor più di solari cromatismi dai quali si genera un frizzante senso di “gioia di vivere” comunicato attraverso le trasparenze e le accensioni tonali che la luce conferisce al colore e dove, talvolta, la rara presenza umana conferisce un armonico scatto dinamico alla raffigurazione. Là dove, però, Piccolotto ci comunica la sua più intima, sincera ed emozionata visione della natura e del paesaggio è quando questo s'immerge nel biancore della neve. Sembra quasi che il panorama spettrale e incantato possa dar forma ad una bellezza che è peculiare ed unica di quei luoghi, onirica anche, sotto certi versi; sicuramente avvolgente e coinvolgente. La trasparenza del colore diventa, anzi, personifica la trasparenza stessa della luce che riverbera nelle delicatissime sfumature di un bianco che riflette di tonalità azzurre, rosate, marron-verdine. Nell'emozionata impressione suscitata, la composizione è spinta talvolta tanto in avanti, al punto da diventar un sussurro fatto a bassa voce, un canto quasi astratto, solo qua e là interrotto da una presenza eterea che prende le fisionomie di un albero spoglio, di un edificio appena appena delineato, di un tetto diafano che si perde nella percezione ottica dell'insieme. Per questo Toni Piccolotto, che fino all'ultimo ha sentito la necessità di “trascrivere” il dialogo tra la sua anima e la natura tanto amata da morire dipingendo sul Nevegal nella fredda, primaverile giornata dell'11 aprile 1970, fu chiamato il pittore della neve. Ed egli, della sua neve, fu certamente un cantore altissimo ma così definirlo non è, come qualcuno ha detto, limitativo; è, semplicemente, insufficiente.

Marco Mondi

inaugurazione 31 ottobre ore 11, Teatro Accademico

orari: da martedì a sabato 16-19; domenica e festivi 10-12.30 e 16-19

                                           catalogo e mostra a cura di Marco Mondi   

                con il patrocinio della Provincia di Treviso del Consiglio Regionale del Veneto

Per informazioni:

Teatro Accademico, Via Garibaldi, Castelfranco Veneto
segreteria 0423 735660; biglietteria 0423 735600
e-mail: teatro@comune.castelfranco-veneto.tv.it